Apostasia del linciaggio

Nei vecchi film di cowboy si ripeteva di frequente una scena: un presunto ladro di cavalli veniva preso e impiccato dalla folla furiosa e festante. A volte i buoni arrivavano […]

Nei vecchi film di cowboy si ripeteva di frequente una scena: un presunto ladro di cavalli veniva preso e impiccato dalla folla furiosa e festante. A volte i buoni arrivavano a impedire il linciaggio – talvolta arrivavano troppo tardi. Nei film si sottolineava come la frettolosa vittima degli astanti fosse spesso innocente. Ma non era sempre così: altre volte la vittima era davvero colpevole, ma i buoni non potevano lasciare che l’atto fosse commesso – era contrario ai principi elementari di giustizia che vedono garantire anche al peggiore criminale i diritti.

Quello che manca oggi, quello che manca del tutto a una vasta parte dell’opinione pubblica, è la percezione di cosa sia lo stato di diritto. In un mondo che si flagella quotidianamente e batte il petto nell’indignazione per la Russia di Putin, siamo costretti ad ascoltare le idiozie di quelli che vorrebbero condannare senza processo e senza appello categorie intere di persone.

Si fanno molte comparazioni a sproposito con nazismo e fascismo: in realtà la nostra ignoranza della storia ci porta a dimenticare che la trasformazione del nemico in Untermenschen, ovvero in qualcosa al di sotto degli esseri umani, e quindi in quanto sottoumano privo dei diritti concessi all’individuo degno di esistere, è stato per secoli un tratto essenziale della storia umana. La guerra contro gli infedeli – prima arabi nelle Crociate, poi Valdesi, Ottomani, Cattolici o Protestanti a seconda di chi eravate nella Guerra dei Trent’Anni, si basavano tutte sul principio del bellum iustum, ovvero della guerra giusta e della giusta uccisione del nemico privo di ogni diritto. Durante la Guerra Civile Americana, 400’000 prigionieri nordisti e sudisti furono internati in campi di concentramento, in condizioni igieniche e umane aberranti, che portarono alla morte di 56’000 di essi (quasi il 15% dei prigionieri). Furono gli statunitensi, e non i tedeschi, ad inventare questo nuovo metodo di imprigionamento disumanizzante di massa.

La tecnica della disumanizzazione del nemico, quindi, non è una prerogativa nazifascista, né delle dittature. E’ stata portata avanti con grande frutto anche dalla propaganda occidentale, da quella contro le vittime del colonialismo, ebrei, neri, musulmani, zingari, omosessuali. Fa parte di questa violenza disumanizzante anche chi, ponendosi a suo modo di vedere dalla parte del più debole, non fa che proseguire la vittimizzazione.

In questi giorni abbiamo visto le aggressioni a Laura Boldrini, un personaggio che è stato sgradito al MoVimento 5 Stelle dalla sua elezione. Su Laura Boldrini è legittimo avere riserve e opporre critiche al suo operato (la scelta della ghigliottina per ultima di una serie), esito non imprevedibile di una formazione personale che l’ha vista in prima linea nell’attività ONU per i diritti dei rifugiati, opera probabilmente commendevole ma che porta in sé le contraddizioni del paternalismo occidentale e tendenzialmente prona davanti ai desiderata statunitensi; contraddizioni che Boldrini ha portato con sé anche nel suo operato, compresa la mancanza di comprensione e la confusione che ha mostrato nel relazionarsi con le complessità del fenomeno internet. Contraddizioni che hanno giocato in favore dei fautori della censura e della repressione, probabilmente anche al di là degli auspici di Boldrini stessa.

Ma al di là del giudizio politico non bisogna mai andare. Il rigore morale di chi critica deve essere immacolato – lo deve essere sia perché scendere nella caciara non fa che perpetuare il livello di scontro, il racconto del bianco vs nero, del Bene verso Male, impedendo alle persone di buona fede di schieramenti avversari di dialogare; sia perché la confusione e la caciara sono nemiche della verità, che ha bisogno di chiarezza ed essenzialità; ma anche perché se si è contro il Sistema, la caciara rappresenta un errore tattico, che non fa che favorirne la sua perpetuazione – e quindi è un favore per il Sistema stesso. In fin dei conti, Repubblica e il Corriere non aspettano altro che un tweet o uno stato di facebook sbagliato per tenere aperto quello squarcio e impedire che si richiuda quella distanza.

Molti commentatori sostengono che Repubblica e il Corriere sbaglino a comportarsi in questo modo, perché porterebbero voti a Grillo. Non è esatto – non sbagliano, esattamente come non sbaglia Grillo. Entrambi si dedicano al gioco delle parti che serve alla contrapposizione totale che entrambi si auspicano continui – Repubblica e il Corriere manterranno al PD gli elettori del PD con i commenti indignati di fronte al tweet grillino; il tweet grillino manterrà alta l’indignazione anti-Ka$ta dei seguaci cinquestelle, che si chiederanno anche perché si dedichi così tanto tempo al tweet di un deficiente invece di parlare delle cose serie (naturalmente senza capire che anche i leader del MoVimento contribuiscono a non parlare di cose serie, al contrario di quanto credono). E quindi sono corresponsabili, ognuno per la sua parte e con le sue quote azionarie e con i propri dividendi, della perpetuazione proprio di questo Sistema che entrambi, quando erano tutti insieme nemici di Berlusconi, dicevano di voler combattere.

Ma non è tanto questa squallida contrapposizione a colpi di reciproca indignazione pelosa e opportunistica che preoccupa, quanto la cultura del linciaggio che sta prepararando le persone alla cultura degli Untermenschen. E’ una strada che non può che partorire pensieri totalitari – la sberleffa e l’insulto dell’avversario sono il preludio alla sua eliminazione. E non a caso c’è chi si compiace di bruciare libri dei personaggi che hanno osato criticare l’allenatore della nostra squadra, o il nostro centravanti preferito.

Magari un giorno capiremo che la solidarietà alle vittime va data anche e soprattutto a quelli che non ci piacciono. Essere solidali con la vittima di maschilismo che è nostra fidanzata, amica, collega carina è troppo facile; bisogna esserlo anche se a essere vilipesa, oltraggiata, molestata, stuprata lo è anche il nostro capo stronza che ci ha licenziato, che ci ha fatto licenziare, il CEO della multinazionale che ha liquidato la nostra fabbrica, il Segretario di Stato USA che ha avvallato l’invasione della Libia, la Carfagna, la Gelmini. Essere contrari alla distruzione di chi è buono e innocente è troppo facile. La solidarietà è un dovere anche con i mostri, perché la violenza va condannata a prescindere da chi la subisce, sempre – anche quando noi rivendichiamo il diritto della più totale e aspra critica delle sue posizioni e dei suoi comportamenti.

C’era un omarino che 1979 anni fa è morto nel nome di questa idea. Molti suoi pretestuosi seguaci lo ucciderebbero anche oggi; o quantomeno ne invocherebbero lo stupro, la lapidazione o il rogo delle sue opere tramite facebook. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, chiudo rivolto alle frotte di politici e giornalisti. Ezio Mauro e Di Battista si alzano con i visi grondanti santità, le mani chiuse ad artiglio sui sassi che hanno portato da casa.

About Volpe

La Volpe è nata nel 1980 a Roma, ma ha fatto il liceo classico e si è laureata in Fisica a Modena. Respinto dalla Norvegia dopo quattro anni per un fallito test antirabbia, il suo stato mentale è degenerato al livello "credersi il Presidente della Repubblica". E' un animale selvatico, agnostico, romanista e di inclinazioni socialiste; adora le glaucopidi, non crede in nulla, ma, contro ogni esperienza e ogni buon senso, ripone una fiducia sconfinata nell'Amore.