La riabilitazione del mese: Pierluigi Bersani (non è una battuta sulle sue condizioni fisiche!)

Com’è messo il PD dopo un mese e mezzo dalle primarie? Premessa: le primarie, lo ricordo per i più distratti, sono quell’attività democratica e festosa attraverso la quale le varie […]

Com’è messo il PD dopo un mese e mezzo dalle primarie?

Premessa: le primarie, lo ricordo per i più distratti, sono quell’attività democratica e festosa attraverso la quale le varie componenti dialettiche del partito democratico, in un tripudio di monetine da due euro e volontari, vengono sussunte nella loro sintesi, ritrovando unità e linea d’azione comune e convinta. Il PD è infatti oggi in preda agli odi e ai rancori più profondi.

Io evidenzierei l’esistenza di cinque componenti principali (poi si sa che queste classificazioni di correnti sotterranee già sono molto inaccurate quando le fa Repubblica, figuriamoci quando le faccio io). (Non che le analisi di Repubblica costituiscano un bench-mark in qualche campo).

Prima componente: i Renziani. Ci mancherebbe anche che non ci fossero i Renziani dopo che Renzi ha vinto le primarie. Per quanto abbia anche di recente ribadito che lui è segretario solo perché così può fare le cose che servono, che non chiederà mai sgabelli o ministeri a Letta, che gli onori delle cariche proprio non lo riguardano, è ovviamente circondato da persone che sperano che sia solo una posa. Perché i Renziani i ministeri li vogliono eccome. Specie i Renziani più convinti – i convertiti. (Non faccio nomi, perché significherebbe seguire la politica del PD, e io ho una vita – una vita e problemi intestinali).

Comunque, al di là delle aspettative dei Renziani (che, come tutti gli yes-men, non contano un cazzo), la parola chiave del Renzismo è “cambiamento” (o “rinnovamento”, insomma – uno di questi sinonimi che stanno bene con un hashtag davanti). Cambiamo tutto – #cambiamoverso (visto?): in contenuti e metodi politici.

I contenuti della proposta renziana sono decisamente innovativi: si ispira a Robert Kennedy. Cioè a uno che è diventato famoso per le sue proposte politiche senza avere avuto l’occasione di metterle in pratica.

Ma guardando nel dettaglio la proposta politica di Renzi si nota che è un miscuglio radical-chic di liberismo economico e diritti civili (i radical-chic sono quelli a cui stanno a cuore i diritti delle minoranze finché non si tratta di pagarle). Tutto sommato, l’ispirazione più evidente è il New Labour di Tony Blair: diritti civili (cioè riconoscimento della pari dignità di roba come donne con una posizione, omosessuali accoppiati, immigrati che fanno carriera e così via) e liberismo economico (flexicurity, abbandono della contrattazione collettiva, diminuizione dei diritti dei lavoratori garantiti, aumento dei diritti dei lavoratori meno garantiti). A sua volta, il New Labour ha un’ispirazione che noi Italiani conosciamo molto bene: è il socialismo craxiano, però senza il socialismo. La stessa posizione di Walter Veltroni. La stessa posizione di Giorgio Napolitano. #Cambiamoverso, si diceva.

Ma la proposta più innovativa è quella in campo metodologico. Basta con le estenuanti decisioni collettive che non portavano mai a prendere una decisione. Renzi è un leader dal piglio decisionista. Concreto. Realista. Cazzuto.

A Renzi è riuscito un compito non semplicissimo: prendere un partito dalle mille anime e dai mille protagonisti, un partito pluralista in cui ognuno poteva parlare senza che si sapesse mai che posizione avesse, e trasformarlo in un partito personalizzato. Ormai se dici PD pensi Renzi. Il PD è adesso un partito dalle mille anime ma con un solo protagonista, che parla e non si sa mai che posizione ha, perché prima deve vedere come la pensano gli interlocutori. Poi dipende: se sono interlocutori esterni, la pensa come loro. Se sono interlocutori interni al partito, decide lui.

Ora, al di là dei facili paragoni tra Italicum e Bicamerale, tra personalizzazione renziana e personalizzazione berlusconiana, io penso che ci sia una grande differenza tra l’operazione di Berlusconi (che annaspa per restare a galla) e quella di Renzi (che vede B. che si agita per non affogare e pensa che lo stia salutando). Quella di Renzi è, almeno secondo lui, un’operazione di sinistra. E a sinistra il culto della personalità ha un nome e un cognome. Ma soprattutto, uno pseudonimo.

Ed è così che i Renziani hanno traghettato la maggioranza della sinistra italiana dal marxismo-leninismo al craxismo-stalinismo.

Seconda componente: i Cuperlini (volevo scrivere “Cuperliani”, ma ho premuto troppo piano la “a” – mi tengo l’errore, perché lo trovo appropriato). L’associazione compiuta in campagna elettorale primaria tra Cuperlo e D’Alema ha reso il primo un ingiustificato centro di potere. Attorno a lui si è stretta gente che, come Orfini, si astiene invece di votare contro le proposte “perché me l’ha chiesto lui”.

Se già è difficile trovare elementi di novità nella proposta renziana, figuriamoci in quella di uno che è definito un dalemiano. Se poi vogliamo trovare elementi di distanza tra le due proposte (D’Alema, ricordo, era quello che non esitò a spaccare la sinistra italiana pur di trovare accordi con Berlusconi) mi trovo ancora più in difficoltà.

Come tutti i secondi, in Italia, i Cuperlini hanno in realtà un unico preciso obiettivo politico: fare le stesse cose dei Renziani, ma farle loro. Per questo non votano contro. Si chiama rosico-astensionismo.

La terza componente è quella dei Civoti. Già l’orrido gioco di parole dice tutto.

Il gioco dell’astensionismo l’hanno inventato loro, nel PD, ma attenzione a non confonderlo con il rosico-astensionismo. Per loro, astenersi significa esprimere il proprio dissenso con la linea delineata democraticamente dal partito. Ora, siccome la linea è delineata democraticamente, loro non possono votare contro, perché si metterebbero fuori dal partito – e loro il partito vogliono cambiarlo da dentro. Ma dissentono, perché se no nessuno capirebbe che loro il partito lo vogliono cambiare.

Il fatto, poi, che al partito non interessi affatto cambiare, e in particolare non interessi farsi cambiare da Civati e dai Civoti, e che il partito in realtà a stento riconosca l’esistenza di Civati – figuriamoci dei Civoti – non li sfiora nemmeno. Loro stanno bene lì, nascosti tra le pieghe del PD, pronti a scatenare la rivoluzione dei “non sono d’accordo ma facciamo come dici tu, capo”. E Renzi: “Chi ha parlato? In questa stanza ci siamo solo io e Berlusconi”. “No, capo, ci sono anch’io”. “Silvio, scusami, sono un po’ stanco. Vado a dormire e riprendiamo il discorso domani”. (Qui vi aspettavate una battuta sul lettone di Putin, giusto? Mi dispiace, Spinoza è a un altro indirizzo).

Per mutuare un’etichetta dal mondo dell’arte figurativa (inventata) la posizione dei Civoti si può descrivere come un esempio di nascondismo democratico.

Quarta componente: i Ministeriali. Si tratta di una componente trasversale che si riunisce prevalentemente la domenica mattina per accendere ceri alla Madonna pregando che il governo Letta duri e che Enrico si ricordi degli amici. Di provenienza cristiano-sociale e giovane-popolare (come lo stesso Letta), i Ministeriali venerano i miracolati (Ministri e Sottosegretari) attraverso complicati rituali che rispondono ai nomi di dossieraggio, supplica, ricatto e piaggeria. Adesso non abbiamo tempo di analizzarli nel dettaglio.

Non hanno una linea politica, se non l’acquisizione e la conservazione del potere. In ciò incarnano al meglio lo spirito veltronian-velleitario del Lingotto, e premono per una riscoperta del democristianesimo delle origini.

La quinta componente è Bersani. Non i Bersaniani, che non esistono più essendosi divisi inegualmente tra Renziani e rosico-astensionisti, ma proprio lui, Pierluigi. I maligni potrebbero pensare che è a causa dei suoi recenti problemi di salute che Bersani è stato divinizzato all’interno del PD. In realtà è una componente di molti fattori mistici che lo accomunano a Prodi, l’altro santo in vita del centro-sinistra-destra italiano. La vittoriosa sconfitta, la dignità con cui è uscito dai riflettori, certo anche la malattia, la pacatezza, e tutte queste qualità positive che ricordiamo ora per far finta di esserci dimenticati che per tutto il tempo in cui è stato segretario non ha avuto una sola posizione di sinistra che abbia mantenuto con fermezza, nobilitano l’uomo e lo accompagneranno, ormai per sempre, nella sua vita futura. Lontano dalla politica attiva. Come Prodi, anche Bersani andrà all’estero. Magari non in Africa e in Cina, ma sicuramente intratterrà proficue relazioni con la Danimarca e con Reggio Emilia.

Verrà chiamato precipitosamente tra circa un decennio dicendo che lo votano per la Presidenza della Repubblica, ma poi 101 nascondisti democratici voteranno contro. Accusando gli altri.

About Vladimir Stepanovič Bakunin

Dopo una tranquilla infanzia a Dachau, in Baviera, Vladimir Stepanovič balza agli onori della cronaca quando viene accusato di essere il famigerato Mostro di Firenze. Il processo è interrotto dalla sua morte per infarto. Suo figlio, Stepan Vladimirovič, ne onora la memoria assumendone il nome e scrivendo satira incestuosa sul Bile, graffiti sui muri e poesie sulle belle donne.