l’insostenibile leggerezza del fottere

  Fuori dal liceo Mamiani di Roma è apparsa una scritta che diceva grossomodo: “Franca Rame ha goduto a essere stuprata”. Si tratta di un antico insulto alle donne vittime […]

 

Fuori dal liceo Mamiani di Roma è apparsa una scritta che diceva grossomodo: “Franca Rame ha goduto a essere stuprata”. Si tratta di un antico insulto alle donne vittime di violenza sessuale. Vuol dire che sei tanto troia che ti piace comunque. Chi ha scritto questa frase evidentemente non ha idea di molte cose. Mia madre fu ustionata con le sigarette accese e tagliata con le lamette. La perizia medica misurò tra l’altro una ferita lunga quasi 30 centimetri. Poi fu violentata dai componenti del commando fascista che l’aveva sequestrata armi alla mano water slides . L’aggressione fu talmente disumana che perfino uno dei membri del commando, disgustato, chiese agli altri di smetterla e ricevette per questo un ceffone che lo riportò all’ordine. Ora io mi chiedo che idea del sesso abbia uno che è convinto che una donna possa godere ad essere violentata. E mi chiedo che piacere sessuale possano trarre le donne che si accoppiano con questo individuo. E mi chiedo di che dimensioni sia il deserto interiore di questo maschio rampante […]

Jacopo Fo (25/02/2008)

La migliore scopata della mia vita, sicuramente ben lontana dall’essere la scopata del secolo di basic-instinct-iana memoria, l’ho fatta con una persona per cui provavo un affetto fuggevole e di cui non ricordo alcun pensiero originale. Mi ricordo invece dove eravamo: un letto di un motel a inizio settembre, dopo duecento chilometri di autostrada con i finestrini alzati e abbassati cento volte perché lei non sopportava l’aria condizionata, per non parlare della mia musica; e poi voleva fumare. Ricordo che una delle cose che mi diede più soddisfazione, oltre a sentirla gemere sotto il mio peso, gli occhi chiari socchiusi che lacrimavano al sole cui non poteva sfuggire, fu farlo con il portatile che buttava dalle casse i Van der Graaf Generator. In compenso passai le due ore successive scrivendo recensioni di dischi del ’72 mentre lei si commuoveva per una romedy con Jennifer Aniston. Ci fu un momento in cui, coi capelli bagnati avvolti da un asciugamano, più che parermi bella mi sembrò umana; ripulita dal trucco e con gli orecchini vistosi appoggiati sul comodino, incurante della propria nudità e del mio sguardo che ne apprezzava i fianchi generosi e la vistosa cicatrice sul braccio sinistro.

E’ buffo questo perché non credo che lei sarebbe stata in grado di fare quel genere di osservazioni su di me, non era semplicemente il suo modo di pensare, e non è che pensasse poi più di tanto. Le andavo bene in quel momento, il continuo battibeccare in macchina per lei era stato un catalizzatore erotico, scopavo con impegno per rimediare ai difetti di esperienza e a una certa mancanza di stile, e questo le era piaciuto, ma non abbastanza da voler ripetere la cosa nelle volte successive in cui ci incontrammo, o forse non ero poi stato un gran che, immagino. A me è rimasto il rimpianto per quella schiena meravigliosa inarcata e le labbra contratte per la concentrazione.

Il fatto è che la bravura a letto, con le qualità morali di chi la esercita, ha abbastanza poco a che fare. Ha già più a che fare con l’essere bravi nello sport o nel teatro. Puoi essere un ottimo tennista o un bravo attore, e poi essere il più spregevole degli uomini. Il cuore e il cervello possono darti un livello di comprensione diverso di ciò che stai facendo, ma non possono insegnarti il talento, né sono necessari a svilupparlo se ce l’hai.

Ora, è evidente dal proliferare di pargoli nati da coppie disgraziate, che avrebbero fatto un favore all’umanità evitando di riprodursi, che a tutti è concesso avere una vita sessuale. Anche se il sesso, al contrario della morte, non è la grande livella che accomuna ricchi e poveri, o belli e brutti – non c’è una persona che ne è più degna di un’altra per principio; il sesso rimane una variabile casuale, più casuale di qualsiasi altra al mondo (fuori dall’ambito sempre frequentato della prostituzione, ovviamente). Sesso e morale possono anche essere correlati (non è poi quello che dice Jacopo Fo? basta pensare a Fairuza Balk in American History X per capire ciò che sottende la sua domanda retorica), ma da qui a credere che vi sia una classifica delle scopate e che al vertice vi siano le brave persone, ce ne corre. La moralità appiccicata a bella posta è solo il paravento di cui necessitiamo troppo spesso per giustificare i nostri impulsi animali, nella malriposta speranza di aggirare millenari vincoli di religioni che ne hanno paura; e così anche chi vede nel sesso immoralità o liberazione da convenzioni è prigioniero proprio dello stesso stratagemma mortale. Poi passa il tempo e sono le foto coi parenti e la torta di nozze, fra due solitudini disperate, un uomo di quarantasette anni che sposa la sua impiegata di ventuno che ha la terza media ed è incinta, in un qualche paese del bresciano.

Il difetto classico è sempre quello di dare troppa importanza a noi stessi: ogni giorno ci sono miliardi di scopate fra miliardi di persone, cosa vi faccia pensare che una delle vostre trenta o quaranta stia nelle prime cento, cosa dovrebbe impedire a due bestie di fottersi con godimento pari almeno al vostro non si sa. E soprattutto: cosa vi fa pensare che a qualcuno possa fregare qualcosa. In fin dei conti non penso che il mio cane abbia mai scopato con meno soddisfazione di quelli che impestano il mio account di facebook con le loro commosse invocazioni al partner che li ha entusiasmati, o che invocano la protezione divina per le loro prolungate sedute di sexual dentistry. Ok, ok, il sesso prevede una certa forma di dialogo, ma quando ci si relaziona con un altro è più importante condividere una forma mentis e praticare l’adeguatio verbi rei che non avere ingoiato un vocabolario o citare in continuazione Kieslowski e Pasolini. Se provate a mettere Maurizio Pollini con i Sex Pistols, sembrerà lui quello che non sa suonare.

Nel sesso si manifesta la nostra essenza, ne emergono i nostri turbamenti e le pulsioni meno facili da controllare da un lato, e tutti i nostri non-detti, le nostre idiosincrasie, le perversioni, i blocchi dall’altro. Può essere liberazione o tortura; la nostra morale avrà certo un peso sui meccanismi di selezione, sulle interazioni possibili e probabili, ma la nostra moralità (che è cosa ben diversa) non ha peso nel grado di piacere. Conosciamo tutti ragazze che per mancanza di autostima si sono accompagnate per la vita a persone che non avremmo reputato degne di sfiorare un loro dito, e a volte sono pure state felici; e quando non lo sono state, non lo sarebbero potute essere neanche con i mezzi poeti che si immaginavano di deflorarle sotto una luna estiva, fra le pietre del Palatino calde per il luglio infuocato. Ma agli scrittori che guardano il mondo con la lente deformata delle loro retine pure, che sfiorano i corpi con guanti bianchi, immacolati, che non si impolverano nemmeno, sfugge troppo spesso, nello sproloquiare gratuito su ciò che non è degno di dignità, tutto ciò che forma nel tempo gli orizzonti psichici e morali di una persona, tutto quel passato sulle spalle che a volte ci schiaccia e a volte ci eleva – e che tanto spesso è solo frutto di un caso, della crudele arbitrarietà della vita, della natura, del tempo che viviamo e respiriamo tutti i giorni. Certo, mi direte, facile parlare per te che non sei stato stuprato da un branco di fascisti. Eppure Franca Rame sulla sua pelle ci fece uno spettacolo teatrale: perché di certe cose si deve parlare, e certe cose si devono capire, e si possono capire solo affrontandole. C’è chi la accusò di fare delle proprie disgrazie uno spettacolo, argomento retorico secondo per abuso solo alle accuse di guadagnare dalla propria professione. Io non ho disgrazie da spettacolarizzare, e non guadagno nulla dalle mie parole. Me ne assumo ogni responsabilità, per quanto mi secchi profondamente che qualcuno possa accomunarmi a Crapa Pelada per questo.

Per cui, c’è un solo punto sul quale il mio disaccordo con Jacopo è netto: quando si domanda come possano godere donne che si accoppiano a stupratori fascisti. E’ una considerazione moralista, non morale, che ci fa perdere di vista invece il punto davvero importante, ovvero che idea del sesso, e quindi della realtà e della vita, abbiano donne che approvano lo stupro etnico e politico (e torniamo quindi alla nostra Fairuza Balk). E soprattutto, dove e come nasce il deserto interiore? Siamo sicuri che sia solo deserto?

Perché la questione oggi non può essere solo limitata a condannare il fascismo o i fascisti: non a caso nei licei e nelle università, quando anche non si è di destra, si tende ad avere una visione superficiale dello spazio politico fatto di estremisti rossi e neri, ma uguali nella sostanza, per i quali provare un analogo disprezzo, o un’analoga indifferenza, o una identica legittimazione. Qual è la differenza nella visione del mondo fra fascisti e antifascisti militanti? Come vogliamo spiegarla? Come vogliamo combatterla, senza tornare alla follia e al deserto della ragione degli anni di piombo? Chiedendoci il mondo di quegli stupratori fascisti da dove nasce, come si forma. Altrimenti finiremo per essere complici della loro follia, dei loro crimini. Per le persone liberal, magari di sinistra, è più facile avere empatia per una banda di slavi o di zingari che ti svaligia la casa, che non per una testa rasata che pratica lo stupro di guerra nelle nostre città, riempiendole di svastiche dopo una partita di calcio. Ma quello che mi chiedo quando vedo quegli uomini è che tipo di ragazzi fossero, e so che quel vuoto e quella fame nei loro occhi sono gli stessi di tutti gli uomini miserabili e disperati che hanno percorso questo pianeta dai tempi della prima città di Cainiti.

Anche per questo non concordo con chi sbandiera le prove dell’innocenza dei condannati a morte: perché penso che la pena di morte sia sbagliata a prescindere, e anche se avessimo la certezza matematica delle colpe di ogni uomo, nessuno deve toccare Caino. Anche per questo critico gli amici vegetariani che cercano di convincermi con l’argomento che mangiare vegetariano è più sano e che gli animali sono migliori delle persone. Ammesso e non concesso che fosse vero, mi sembrano motivazioni ben misere, non all’altezza dell’ethos che vorrebbero proporre.

E quindi io ci provo a raccogliere la sfida e me lo provo a immaginare, quell’uomo. Me lo immagino ragazzino col padre che gli dice di andare a donne invece di leggere libri; lo immagino che si fa le canne al primo anno di istituto professionale dove è finito solo perché la madre ce lo ha spinto a forza, poi dopo una bocciatura se ne va a lavorare. E oggi c’è la crisi e a vent’anni nella sua vita ha poco più della sua ragazza che vorrebbe sposarsi ma non hanno soldi, e la Roma, o la Lazio, tanto è uguale, e la palestra dove non lo fanno pagare perché suo cugino fa l’istruttore, e ogni tanto si fa una fichetta che va lì il giovedì pomeriggio, una mezza peruviana di sedici anni, certe mattine che la madre di lei è a lavoro, lei fa sega a scuola e lui non ha voglia di andare al mercato rionale a dare una mano al fratello. E nonostante questo non si deve giustificare nulla, perché arriva per tutti il giorno in cui non si può più dare la colpa agli altri per i propri difetti e le proprie manchevolezze, e bisogna ammettere a se stessi che non si hanno più 14 anni, che gli altri non sono tutti brutti e cattivi, e che è un po’ tardi per continuare a scaricare le responsabilità sul divorzio dei genitori, la mamma che non ti ha amato, il padre che se ne è andato di casa, il fatto che tua sorella era il cocco dei tuoi e a te niente, che in casa non hanno mai capito perché hai fatto la scuola d’arte, il tuo ragazzo ti ha tradito con la tua migliore amica, non hai mai avuto una ragazza al liceo e quando eri in quarto ti hanno bocciato perché la professoressa ce l’aveva con te.

C’è chi la cattiveria la coltiva col coltello, c’è chi la coltiva inebriandosi di stronzate naziste, leggendo o facendosi ispirare da qualcuno che ne sa più di lui. C’è il calcio che è un collante sociale; ci sono qualunquismi che facevano comodo alla Democrazia Cristiana e oggi la Resistenza per troppi di noi è, come ieri, solo qualcosa di una parte, solo qualcosa da comunisti, o qualcosa di passato, di cui non si è più eredi, che non ci ha insegnato nulla e per cui non vale la pena lottare, che non vale la pena nemmeno ricordare. E siamo anche fortunati che nel vuoto delle periferie, nell’ignoranza e nel disagio sociale, nelle paure di chi è cresciuto col nulla alle spalle e il nulla davanti, l’eroina in vena è stata sostituita dalla cocaina e dai telefonini, e poi, diciamoci la verità, manco per tutti. Ai ventenni abbiamo poco da offrire e i trentenni sono molto al di là della possibilità di essere salvati: ma se vogliamo che gli errori del passato non siano anche gli errori del futuro, l’unica cosa che possiamo fare è capire il presente. Vogliamo che il carcere sia un istituto di recupero, ma i fascisti buoni sono solo quelli morti – non si dice anche questo, dopotutto? La società deve farsi carico delle proprie responsabilità; siamo noi a dover capire, per fare in modo che il futuro non partorisca altre carogne nei sottoscala umidi della nostra pretesa superiorità. Mai come fra le persone che non amano stanno sulla bocca le parole dell’amore, stanno nel cuore le prigioni dell’onorabilità. Anche onore, dopotutto, è una delle parole più usate da fascisti e mafiosi.

A essere uno scrittore da quattro soldi, che si riempie la bocca di grandi concetti, si può anche restare a coltivare la solitudine della propria ragione adamantina, che non ci farà mai capire nulla, mai cambiare nulla, di noi stessi e del mondo; continuando a limare ancora una parola senza mai penetrare il senso profondo delle cose, coltivando ancora una volta l’illusione di essere diversi, di essere speciali, e invece siamo noi, noi per primi, a valere poco meno di niente.

Non a caso, del pezzo di Fo che ho citato in apertura, quasi tutti quelli che lo citano in blog e tumblr hanno tagliato questa parte:

Ma a scuola non si può parlare apertamente di corpo e di anima. In Italia continua a reggere questa connivenza oggettiva tra il clero reazionario e la cultura dello stupro. Il tutto con l’appoggio esterno di settori della sinistra maschilista. Quelli che dopo il corteo pacifista tornano a casa e picchiano la moglie e quelli che l’ultima volta che hanno dato un bacio d’amore è stato al liceo. Quelli che parlare di punto G li fa incazzare perché “abbiamo cose più importanti di cui occuparci”.

 

NOTA: Questo articolo è apparso originariamente su Bile alle 05.00 del mattino di oggi 11 luglio 2013. A seguito di alcuni commenti critici, l’autore ha ritirato il pezzo per modificarlo. Nella versione originale, intitolata “Fottersi Franca Rame”, una ingiustificata superficialità nel trattare le delicate tematiche dello stupro e della sessualità fascista, sembrava voler giustificare lo stupro di Franca Rame, o comunque appoggiarsi a essa con intenti provocatori. L’autore spera di avere reso un buon servigio al sito ripubblicandolo dopo aver cercato di spiegare i punti fraintesi, e di avere rimediato ai punti di deprecabile leggerezza, di cui si scusa con la defunta attrice e la sua famiglia. Se poi penserete che nonostante ciò rimanga un cretino, uno stronzo o un uomo di merda, resta a disposizione di ogni lettore.

About Volpe

La Volpe è nata nel 1980 a Roma, ma ha fatto il liceo classico e si è laureata in Fisica a Modena. Respinto dalla Norvegia dopo quattro anni per un fallito test antirabbia, il suo stato mentale è degenerato al livello "credersi il Presidente della Repubblica". E' un animale selvatico, agnostico, romanista e di inclinazioni socialiste; adora le glaucopidi, non crede in nulla, ma, contro ogni esperienza e ogni buon senso, ripone una fiducia sconfinata nell'Amore.