Lo ius soli in uno scenario, due scenette e tre riflessioni

Scenario (plausibile, signori miei): alle prossime elezioni la coalizione Pdl-FdI-Lega ottiene il 51% dei seggi in Parlamento, il M5S il 25%, gli altri (?) il resto. La maggioranza dei due terzi vota la riforma costituzionale dell’art. 3 (cui viene aggiunto un comma iniziale: “La Repubblica riconosce precisi valori culturali come fondanti per l’identità dei cittadini”) e dell’art. 22 (“Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”), che diventa: “La cittadinanza italiana di ognuno è oggetto di esame periodico da parte di apposite commissioni nominate localmente. Nessuno può essere privato della capacità giuridica o del nome”. Poiché la riforma è votata da più dei due terzi del Parlamento, non occorre referendum confermativo.

Apposite leggi, votate a maggioranza semplice, stabiliscono quali siano i valori culturali citati dall’art. 3: si tratta, in sostanza, della somma delle culture locali italiane e di quelle comuni che si apprendono a scuola (lingua, storia, ecc.) e dalla comunità in cui si vive (tradizioni, usanze, cucina, ecc.). Si stabiliscono anche i criteri di formazione delle apposite commissioni di cui all’art. 22 e le eventuali esenzioni (chi ricopre cariche pubbliche è automaticamente cittadino italiano, così i leghisti si salvano).

Prima scenetta: Dimitri è un professore russo di etnologia. Non si è mai mosso dalla Russia, ma ha studiato in maniera approfondita l’Italia. Ne conosce lingua, storia ecc. ecc. e si è specializzato in particolare su tradizioni, usanze, cucina, ecc. di Quarto Oggiaro. Ciò è stato possibile attraverso letture e resoconti di suoi allievi inviati sul campo. Lui, ripeto, non è mai stato né in Italia né a Quarto Oggiaro. All’entrata in vigore della legge, Dimitri si mette in viaggio per recarsi in Italia per la prima volta in vita sua. Si presenta di fronte alla commissione, supera l’esame, ritira il certificato di cittadinanza italiana, saluta e se ne va. Non tornerà mai più in Italia, né a Quarto Oggiaro. Il certificato, ben incorniciato, fa bella mostra di sé alla parete del suo studio, a dimostrazione di quanto approfondita sia la conoscenza che Dimitri ha dell’Italia e di Quarto Oggiaro.

Seconda scenetta: Franco è figlio di emigranti nisseni, trasferitisi a Quarto Oggiaro. Come molti immigrati di seconda generazione ha grosse difficoltà di socializzazione, ha problemi di identità, non va bene a scuola. Al compimento del suo diciottesimo anno d’età si presenta di fronte alla commissione. Fa scena muta. Ora Franco è privato della cittadinanza e potrà riprovare a riottenerla tra due anni. Nel frattempo non può studiare, perché ha bisogno di lavorare, e un apolide come lui può trovare lavoro solo in nero e con turni massacranti, se vuole portare a casa abbastanza per sopravvivere. All’età della pensione, Franco è ancora un apolide. Nessuno dei suoi figli ha ottenuto la cittadinanza.

Prima riflessione: la cittadinanza non è né un certificato di benemerenza, né un diploma di maturità. La cittadinanza deve attestare che si fa parte di un determinato tessuto sociale. Che se ne faccia parte in positivo o in negativo, che se ne faccia parte come sfruttatore o sfruttato non è affare che riguarda la cittadinanza. La cittadinanza dice: “tu sei un ingranaggio di questa macchina”. Per questo la Costituzione è stata congegnata in modo che non si possa privare nessuno della cittadinanza, e che i cittadini siano uguali gli uni agli altri senza distinzioni di origine o di cultura.

Seconda riflessione: negare questo attestato a una parte (a volte considerevole) dei membri effettivi del tessuto sociale di una comunità non è solo genericamente ingiusto, provoca anche concreto immiserimento. Mettere una persona sotto il ricatto della mancanza della cittadinanza la getta nel tritacarne della burocrazia e la espone allo sfruttamento dell’imprenditoria locale senza scrupoli e della criminalità organizzata (quando le due cose sono separate). Inoltre, l’irregolare, o il temporaneamente regolare diventano strumenti di ricatto nei confronti dei regolari: “Non vuoi lavorare dodici ore aprendo una finta partita IVA? Ma sai quanti negri in nero mi trovo per metà di quello che ti do?”. Prima di chiederci chi pagherà lo ius soli, chiediamoci chi ne paga l’assenza. E già che state a farvi domande: chiedetevi chi pagherà la vostra pensione, considerato che a) se non siamo un Paese con crescita zero è per merito degli immigrati; b) a lungo andare smetteranno di fare figli anche loro, non appena si accorgeranno, come ce ne siamo accorti noi, che non potranno mantenerli.

Terza riflessione: mi è stato detto che sono scorretto, perché avrei dovuto premettere prima di tutto questo discorso che sono un anarchista. Il mio progetto a lungo termine è il superamento dei poteri statali, dei confini nazionali e, dunque, degli attestati di cittadinanza. Pare sia ipocrita avere questo progetto e contemporaneamente avere proposte e idee concrete sulla società attuale e sul suo funzionamento. Non vedo perché. Le mie idee avrebbero identico valore, presumo, anche se mi fermassi al mio progetto a medio termine (Stati del mondo in pace tra loro – all’interno di ogni Stato è garantita uguale dignità a ognuno) o a breve termine (solo una confederazione di Stati in pace tra loro, ma non con l’esterno – all’interno di ogni Stato della confederazione è garantita uguale dignità a ognuno).

Esatto: il mio progetto a breve termine è su scala pluridecennale.

Ringraziamenti (bonus track): grazie a tutti i partecipanti a un’istruttiva discussione su facebook.

Torna a casa tua, vogliamo solo Italiani, qui! E vale anche per questi maledetti frutti allogeni!

About Vladimir Stepanovič Bakunin

Dopo una tranquilla infanzia a Dachau, in Baviera, Vladimir Stepanovič balza agli onori della cronaca quando viene accusato di essere il famigerato Mostro di Firenze. Il processo è interrotto dalla sua morte per infarto. Suo figlio, Stepan Vladimirovič, ne onora la memoria assumendone il nome e scrivendo satira incestuosa sul Bile, graffiti sui muri e poesie sulle belle donne.