La Favolosa Coppia – Glourious Basterds

Glourious Basterds gente che era meglio non. di Aldo Gross, critico ebreo della pseudosatira italiana. Avere un po’ di satiri fra gli amici del proprio profilo facebook mostra l’instancabile operazione […]

Glourious Basterds
gente che era meglio non.
di

Aldo Gross, critico ebreo della pseudosatira italiana.

Avere un po’ di satiri fra gli amici del proprio profilo facebook mostra l’instancabile operazione del pompino reciproco quotidiano, del “io rido per una cosa tua, tu ridi per una cosa mia” di troppo frizzante memoria. E se si è osservatori attenti, si assiste anche allo sgomento per la lesa maestà dell’imperatore del buon umore di turno, cagione di eliminazione compulsiva di dissidenti potenziali e “rosiconi certi” dal novero dei propri contatti.
A chiunque cerchi di fare critica, in questo disgraziato mondo, si prospettano infatti sempre due grossi ostacoli: il primo è la capacità di smarcarsi dai critici qualunquisti per cui tutto è merda, specialmente quando si tratta di dare addosso a gente venuta dall’underground che, indipendentemente dai meriti, è sempre dipinta come “venduta” e/o demolita perché non più “artisticamente integra”; l’altro è quello di evitarsi l’accusa facile di essere “rosicone”. E’ evidente che questo secondo aspetto è quello che va per la maggiore nel mondo della satira e dell’internets, in cui chiunque può sperare di vedere il proprio nickname pubblicato a lettere cubitali sul Fatto Quotidiano, in quell’operazione di riciclaggio delle feci di scimmia (dove la scimmia è l’utente decerebrato, le feci sono il potenziale “oggetto virale”, e le redazioni online sono le redazioni online convinte di tastare il polso del Paese ribadendo punti già noti tanto per amplificare danni e farvi credere di esser parte di voi) che è bieca e reciproca fidelizzazione insomma.

Detto ciò andiamo con ordine.

Tra tutti i pregi di La7, quello che più apprezzo è la loro capacità di raccattare gente di quarta fascia. Si tratta di una dote rara, che assieme alla memoria da pesce rosso degli italiani ha permesso a La7 di imbarcare alla conduzione delle sue trasmissioni gente come Porro, Telese, una Guzzanti ormai senile, infatutata di fascisti giapponesi col culto del capo travestiti da fan di Buddha e vestita come la mamma solidale di un punkabbestia di buona famiglia strapiena di soldi e ricevute di tasse universitarie da fuori corso; capitanati dallo squalificato Mentana: uno che dopo ventimila anni di Biscione è andato a fare il padrino della libertà e lo sponsor dei grillini.

Sembra quasi che per creare il famigerato terzo polo televisivo conti semplicemente ingrossare le fila, ergere la propria montagna di stipendiati, programmi e idee il cui valore non ha importanza. E’ importante solamente che l’ombra del nuovo immane cumulo d’immondizia dia l’impressione di estendersi vasta. A voler parlare di cose semplici, la politica di sviluppo di La7 è schizofrenica come la campagna acquisti calcistica di una neopromossa di provincia che spera di azzeccare: a) l’ultima stagione del grande nome; b) i prossimi nuovi grandi nomi; e, per non sbagliare, c) semplicemente i nomi che stanno sulla bocca di tutti. Anche se è risaputo che tutti non capiscono un cazzo, circa chi sia valido o meno.

Ed è così che si arriva all’ingresso nella grande famiglia, di Marxisti Tendenza Groucho del duo Fornario-Salis, per quanto più che un duo si tratti di uno e della sua ombra (presenza incomprensibile data la pressoché totale assenza di luce).

Potrei andare avanti a lungo a elencare la sequela di strazi a cui ci hanno sottoposto (e dopo lo farò); ma non posso esimermi dal partire ricordando il fragore colossale con cui sono andati a fondo con Telese nella loro brillante impresa di “Pubblico”, dopo la quale ovviamente sono atterrati plasticamente, in piedi, tutti e tre, senza grossa conseguenza. (Non è dato sapere se sia andata altrettanto bene al resto della ciurma, e se tra loro ci fosse qualche poveretto che, malgrado tutto, non avendo capito con che razza di gente si stesse imbarcando, ha bruciato stipendio, posto di lavoro ed eventualmente carriera sul veliero del comandante Schettino del giornalismo).

Non va dimenticato neanche l’atteggiamento costruttivo -inteso non per il progetto, ma per la sua immagine- tenuto dalla Fornario nello sviluppo del progetto, il suo imbarcarsi per prima e l’assumere il ruolo di portavoce e nostromo di Telese, passeggiando in compagnia di Salis e Sappino in giro per la penisola a tutte le feste di partito, per promuovere il futuro giornale del popolo. A sua discolpa posso dire che probabilmente le mancava la lungimiranza per comprendere che il progetto fosse fallimentare dall’inizio; a sua colpa, devo dire che della lungimiranza, probabilmente se ne sarebbe fottuta. “Le cose si rompono, le persone muoiono. Così è la vita!”.

Ma passiamo a qualche cenno storico.

Il primo passo di cui si ha memoria pubblica avvenne con Liberazione e l’inserto Paparazzin (e dobbiamo ringraziare Mauro Biani per la pochezza di giudizio, sebbene il fatto che sia stato lui a farla entrare nel mondo della satira sia solo una coincidenza gustosa). Poi il passaggio a Emme e il cambio di mentore, perché nella relatività della vita è importante stare in scia del più veloce, accanto al più forte o sotto l’ala protettrice del più autorevole. Quindi una lenta scalata che porta a estirpare il padre di Bobo (facile dire di lui che sia quasi cieco – così è la vita).
A questo punto della storia ha quindi la direzione di una redazione virtuale sul sito dell’Unità.

Potrebbe davvero dimostrare di saperci fare. Invece no, l’ideona (logorata, dopo essere passata per le mani di chiunque) è quella di anzitutto fare una fan page, poi realizzare per alcuni mesi qualche video della famigerata satira 2.0 -aka “se il testo non è mai stato vivo e la vignetta ha sempre tirato, il video è la panacea di tutti i Mali”- in modo da trainare il sito sfruttando l’assenza di attrito del web universo, e infine ovviamente appaltare i contenuti ai lettori: “ehi lettore che ti spisci col gioco di parole e pensi ‘ma forse anch’io’, perché non ti fidelizzi diventando autore della roba che leggi e magari spammi sull’internets? eh? *colpo di gomito* eh?”.

Quindi sporadiche presenze nel complesso, rari video pretestuosi per dire “ehi ci siamo”, un progetto ancora in incubatrice abbandonato a se stesso come nelle migliori tradizioni religiose, perché l’importante era battezzarlo e poi, fino a quando crepa ed è il momento di ricordare e beatificare, sbattersene il cazzo.

Ché intanto si sta puntando alla televisione e una o due apparizioni ad Anno Zero mostrano come il passo sia più lungo della gamba (ma checché se ne dica ammettiamo che la Fornario un merito ce l’ha: farci rimpiangere Vauro quando lesse al posto suo le vignette da Santoro).
Per fortuna arriva salvifica la radio: Un giorno da Pecora. Della più meritevole (tra le mediocri) interpretazioni, la Fornario stessa affermerà: “tutta la notte sveglia con Salis a trasformare ‘Nella vecchia fattoria’ in ‘Nella vecchia Lombardia’ “ (“f4 basito”).

Dopo tutto ciò, ritornando all’atto di morte di Pubblico, la sensazione è che alla Fornario interessò solo di pararsi le chiappe, con la paraculaggine tipica di chi è molto bravo nella forma e nelle rivendicazioni radicali a parole, ma poi nella sostanza si limita a comportarsi come gli studenti radicali fuoricorso di “La classe operaia va in paradiso”. Quando Lulù viene licenziato dai padroni per avere osato far valere le proprie ragioni, e chiede aiuto ai radicali, questi si disinteressano di lui perché la sua è una battaglia “del singolo”, e a loro interessano le grandi battaglie, le rivendicazioni di massa. Loro non possono farci nulla. Così è la vita.

 

Tutto questo sarebbe fors’anche sopportabile, se Salis & Fornario avessero nel loro mestiere un livello decente di competenza. Cosa che purtroppo non ritengo abbiano.
Ora, per quanto voglia evitare il più possibile la diffusione di questo video, mi trovo costretto a linkarlo e metterlo a sostegno delle suddette tesi (il consiglio è quello di aprirlo in un’altra finestra per poterlo apprezzare mentre leggete, tanto il ritmo sarebbe lento persino per un ginobramieri anni’70):

http://www.youtube.com/watch?v=dlS1IfTnwEA&

Bene, abbiamo ben 9 minuti e 02 secondi.
Di una cosa che potremmo definire l’evoluzione di Blob coi sottotitoli, così come si potrebbe definire evoluzione la trisomia 21. Ma senza la simpatia e tutto quell’essere speciali.
Si parte forte col primo spezzone che riporta le immagini del Papa che annuncia in latino le sue dimissioni e la voce di Salis che traduce con battute sul lavoro stantie di giorni e giorni (se controllaste le vostre lenzuola di facebook trovereste inondazioni di uguali croste giallastre), il cui picco è la papamobile sulla falsa riga di Batman. Really.
Really? Really.

Secondo spezzone con intervista Monti-Bignardi e arriva la fresca idea dei sottotitoli che indicano quel che davvero si pensa. Con battute scialbe.
O semplicemente variando un termine rispetto all’audio.
Di tutto il video sarà la parte più riuscita: ma il lavoro grosso l’avrà fatto la Bignardi.
E il balbettare di Monti montato avanti e indietro in cosa differisce dal vecchiume reazionario di Striscia?
Già.

Terza parte: Berlusconi e il suo senso per il potere. Sempre sottotitoli.
Battute montate a caso badando svagatamente all’audio col semplice e ritrito riutilizzo di parole chiave dei cliché Berlusconiani: da “al pdl solo tonti”, a “comunisti”, “magistrati” e “fidanzate”.
Elementi che non solo non aggiungono nulla al video ma fanno perdere persino dignità a quello spettacolo cabarettistico che è nonno Silvio.
“oh cazzo ha detto una parolaccia”: dov’è. la profondità. in tutto. questo.
“Una velata critica al perbenismo televisivo!11”. Ma vaffanculo, lettore fantasioso.

Parte quarta: “Formigoni is the new ‘Gasparri’”
Innovativo uso del sottotitolo alla Gialappa’s che suggerisce come ora si debba ridere per il fatto che Formigoni incespica in parole e pensieri + merito di portare in tv varianti di video virali olderrimi che da sei mesi almeno invadono la rete.

Atto quinto: il telefonista del Pd.
Il Pd è triste. Il Pd è sfigato. L’elettore sfiduciato, sfigato e triste del Pd è più intelligente del Pd.
Il Pd è il bambino che interpreta la croce rossa del mondo, a cui chiunque può sparare e rubare le caramelle: mestizia sconfinata.

L'ottavo nano, 2001, "telefonisti DS"

Gran finale: finta intervista a Monti.
Riassunto della concezione:
“Ehi qui sappiamo solo imitare Berlusconi. Che si fa? Ideona. Monti sbrocca e fa Berlusconi ad minchiam ché tanto i politici son tutti uguali.”
“ahahahah. Facciamolo!11 Ma solo se aggiungi questa battuta folgorante su Pietro-su questa pietra-imu!”*rumore del piatto della batteria o di coglioni fattisi vetro che si frantuma*
Chiusa “segno più-croce” con delivering stratosferico in quanto ad irritazione: amen.
Piccola nota: si contesteva l’appartenenza delle idee di Monti al mondo clericale lo stesso giorno in cui vennero fuori i nomi di tutti i ministri. Più di un anno fa.
Vero: argomento nuovo se paragonato a Berlusconi. Touchè.

Ecco questa è l’alternativa ai canali coi quali siamo cresciuti: video con superflue note a margine da scuola media, e un lavoro che nel complesso, quando sembra funzionare, dà l’idea di due bambini in bicicletta che si bullano della loro velocità mentre fanno finta di pedalare in discesa.
Queste sono le nuove leve della satira e quello il loro grado di preparazione.

Certo, non tutte le colpe son del duo fornaresco, grosso concorso di colpa lo hanno anche coloro che selezionano la non qualità contribuendo a far ristagnare anche questi aspetti del Paese.
E con la merda che c’è in giro ci sarà persino chi ringrazia della loro esistenza.
Perché il discorso è che nessuno ha il coraggio di sperimentare e quindi se funzionano Gli Sgommati su Sky facciamone la brutta copia su La7 (“brutta copia”? Diciamo “spin off” dato che la nostra eroina partecipa pure a quel massacro).
L’asticella italiana non la solleverebbe nemmeno James Cameron.

Ma la cosa più angosciante di tutto è che ogni tassello del suo curriculum vitae, senza che venga analizzato nel merito, contribuisce a ispessire presunte e/o sedicenti capacità e bravura. Paparazzin porta a Emme, Emme porta a Virus, L’Unità porta a Un giorno da Pecora e Un giorno da Pecora porta a La7. Ma perché? Perché braccia inadatte anche all’agricoltura, agitate sotto l’egida di una rivista o altro, e solo grazie a quel brand noto, devono/possono fare camping della satira dove affermano di poter insegnare ad altri ciò che non sanno fare e sanno a malapena spiegare a se stessi?

Se gli eredi di Groucho non permettono che la figura del loro parente comico compaia ad esempio in tentativi filmici di Dylan Dog (se non forse in cambio di cospicue cifre), allora dovrebbero chiedere la pena di morte (della notorietà) per questo buffone triste che è la Fornario.
Che come tutti i clown mi fa paura.

E non mi fa ridere. Mai.

[Compiti a casa: Brian di Nazareth, Rant in E minor e la tesina Amici Miei: perché vi ricordate solo la supercazzola e non la lasciate a quegli anni]

 

Aldo Gross

About Aldo Gross

Se qualcosa può esser fatto meglio, lo si farà cruentemente notare.