La riabilitazione della settimana (sì, vabbè…): Alex Schwazer

La campionessa olimpica di tuffi non è cinese, è italiana. Si tratta dell’opinione pubblica del Paese, che dall’alto della propria levatura morale si lancia nelle torbide acque della storia di […]

La campionessa olimpica di tuffi non è cinese, è italiana. Si tratta dell’opinione pubblica del Paese, che dall’alto della propria levatura morale si lancia nelle torbide acque della storia di Alex Schwazer per riemergerne con un giudizio di colpevolezza. In decimi, naturalmente.

Teso in avanti: Alex Schwazer si è dopato. Il suo gesto, vigliacco e antisportivo, lo disonora e lo infama. Insieme a se stesso, egli disonora l’Italia, mostrando il vero motivo per cui questo Paese non va avanti: colpa dei soliti furbi.

Un salto mortale e mezzo indietro raggruppato: La colpa è di un sistema, quello sportivo, che costringe gli atleti a doparsi per continuare a gareggiare. Devono essere più veloci, più forti, più bravi degli altri e questo alla fine li spezza e li costringe a prestazioni sempre più difficili.

Un salto mortale e mezzo raggruppato con avvitamento: No, è troppo semplice dare la colpa alle federazioni sportive senza tirare nel mezzo la società e i media e i tifosi, che alla fin fine costruiscono il meccanismo sociologico delle federazioni e strangolano i propri beniamini in un’insensata fame di gloria.

Un salto mortale e mezzo rovesciato con tre avvitamenti e mezzo, in posizione libera: Stiamo dimenticando il libero arbitrio. Cioè, è vero tutto quello che dite sulla società e i media e i tifosi e tutto il resto. Ma mica gliel’ha ordinato il dottore di fare lo sportivo, no? Si sa da tempo, forse da sempre, che questo è il mondo dello sport. Se andava bene finché non lo beccavano, non è che siccome adesso ha fatto un piantino in diretta tutto va bene e ce la prendiamo con la società.

Doppio salto mortale e mezzo carpiato all’indietro con tre avvitamenti e mezzo: E poi che è questa storia del mondo dello sport marcio? Cioè, intendiamoci: non sono un ingenuo, lo so che ora è così. Ma anche se non fosse così, anche se lo sport fosse pulito, non sarebbe comunque un mondo per deboli, e Schwazer è stato debole, per sua stessa ammissione. Ma lo sport è il contrario della debolezza: è l’ultimo fenomeno umano dove, seppur sotto forma di allegoria, si palesa in tutta la sua magnifica e inarginabile potenza la selezione naturale: i più forti vincono e si prendono tutto, i gregari si accodano al vincitore sul podio per brillare della sua luce riflessa, e per tutti gli altri sono solo lacrime e stridore di denti, fino all’inevitabile trapasso. Metaforico e allegorico, of course, ma pur sempre trapasso. Per farla più semplice: lo sport è competizione, ergo lo sport ai massimi livelli significa competizione ai massimi livelli. E chi non ce la fa, cade. Chi mai si appassionerebbe ad una mammoletta che si lamenta per il male ai piedi o perché gli avversari lo prendono in giro? Chi tiferebbe per il folle che manda all’aria di proposito la gara della vita, fosse anche per una nobile causa come sensibilizzare i tifosi su questo o quel male del pianeta? Alex Schwazer non ha avuto il coraggio di essere un campione fino in fondo.

Adesso toccherebbe a me tuffarmi. Potrei iniziare con un salto mortale e mezzo, facendovi notare che uno dei problemi è l’irrisolto conflitto tra la lealtà sportiva e la spettacolarizzazione dello sport, per poi avvitarmi fino a raggiungere una posizione carpiata, dicendo che il problema, caratterizzandoci tutti come fruitori dello sport, non si limita allo sport stesso, ma attraversa tutte le nostre vite. Quindi (altro doppio salto mortale) il problema riguarda anche quelli di noi che lo sport non lo guardano, perché in fondo il motivo per cui non lo guardiamo è che non è abbastanza spettacolare, oppure che è diventato solo spettacolo. Oh, certo, possiamo nasconderci dietro il dito della non belligeranza e dire che non guardiamo lo sport olimpico perché le Olimpiadi sono il trionfo del nazionalismo. Omnia immunda immundis, diceva Nietzsche: io, per esempio, seguo lo sport per vedere che un essere umano, con il suo corpo e la sua mente, può fare quello che un altro essere umano avrebbe giudicato impossibile fino a pochi secondi prima (9.58 secondi, in un’occasione).

A questo punto starei quasi per toccare l’acqua, ma il tuffo non sarebbe completo se non facessi un altro avvitamento, notando che se il problema riguarda tutti allora riguarda anche me.

E voi potreste dire che sono magnifici i miei avvitamenti finali: è colpa anche mia perché sono un moralista, ed è colpa mia perché riconoscendomi moralista accuso tutti gli ipocriti che si cospargono il capo di cenere per il proprio moralismo.

Ma io non sono mai saltato nel gioco della colpevolezza, e se adesso mi trovo a bordo piscina, è perché non sono salito sul trampolino. Non ho colpe da distribuire, mi limito a cercare di capire il gioco. Ma voi tuffatevi pure.

About Vladimir Stepanovič Bakunin

Dopo una tranquilla infanzia a Dachau, in Baviera, Vladimir Stepanovič balza agli onori della cronaca quando viene accusato di essere il famigerato Mostro di Firenze. Il processo è interrotto dalla sua morte per infarto. Suo figlio, Stepan Vladimirovič, ne onora la memoria assumendone il nome e scrivendo satira incestuosa sul Bile, graffiti sui muri e poesie sulle belle donne.