Governo 5 stelle – Episodio VI – “Da Pizzaballa a Bobbio ce le abbiamo tutte”

 Leggi gli Episodi I, II, III, IV, V Maurizio passeggiava sul lungomare di Viareggio, come tre anni prima, solo che stavolta non si preoccupava di un comunicato politico in arrivo […]

 Leggi gli Episodi I, II, III, IV, V

Maurizio passeggiava sul lungomare di Viareggio, come tre anni prima, solo che stavolta non si preoccupava di un comunicato politico in arrivo dal web, ricordo di un’esperienza che aveva abbandonato dopo pochi mesi, ma di suo figlio Andrea che ormai andava a scuola e aveva la passione per il collezionismo, oltre che per le biografie dei personaggi storici.
«Un giorno potresti fare il giornalista…»
«Come lavoro, babbo?»
«No, troverai un lavoro vero. E poi potrai scrivere articoli come hobby, raccontare.»

Andrea incontrò un suo compagno di scuola
«Andre, hai visto che la settimana scorsa sono uscite le nuove? Ce le ho già tutte.»
«No cavolo, chi c’hanno messo?»
«Alber… no, Norberto Bobbio, Enrico Mattei, poi ho due Sandro Pertini. E poi basta.»
«Mi dai un Pertini per Montanelli?»

Maurizio sorrise e guardò dentro la vetrina vuota di una vecchia edicola.
Lì sino a un paio di anni prima si vendevano ancora giornali e periodici prima che venissero tolti tutti i fondi all’editoria, cancellando di fatto anche le realtà indipendenti che puntavano sull’approfondimento e sull’inchiesta fatta sul campo. Poi finirono in crisi anche le grosse testate, perché una legge impedì ai gruppi industriali o editoriali di possederne più di una piccola quota e nessuno era interessato ad acquisirne le azioni, trattandosi di un settore in perdita visto che si poteva leggere la stessa notizia in 10 righe nella versione online senza dover pagare, o trovarne un commento a sfondo polemico su una manciata di blog.
E nella stessa edicola un tempo venivano vendute anche le figurine, divertimento per generazioni di bambini prima che prendessero a collezionare direttamente i tagli più piccoli delle banconote, divenuti ormai privi di valore. Ogni mese ne venivano emesse un paio di nuove versioni, raffiguranti altri personaggi della storia italiana, per divertirsi a restare al passo; un’utile idea presa da San Marino.

 

Dopo quasi quattro anni la maggioranza parlamentare risultava definitivamente spaccata in frange che nemmeno potevano definirsi correnti, tanto che mai come adesso si sarebbe potuto dire che letteralmente ognuno contava uno.
Il piano originale per rinegoziare pesantemente il debito era fallito durante il primo incontro con Draghi, quando svanì l’illusione che bastassero poche migliaia di conti correnti chiusi per sedersi al tavolo della BCE.
Lo strappo che ne seguì, più che una prova di forza si dimostrò l’inizio della fine.
Dopo mesi di insistenze, l’Austria accolse la richiesta di annessione da parte di SudTirol e Veneto; a quel punto i 10 milioni di lombardi scelsero con un referendum di abbandonare l’Italia per rendersi indipendenti, e a sorpresa altrettanto fecero le vecchie “regioni rosse”.
L’Italia dopo neanche 160 anni stava tornando a allo stadio pre-risorgimentale…

-Massimo, ma tutto questo scenario che ci hai illustrato è apocalittico! E tu cosa dici adesso Pierluigi? Io credo che questo dovrebbe aprirti gli occhi. Dopo queste amministrative dobbiamo per forza metterci d’accordo e costruire un’alleanza comune tra riformisti e moderati. Non possiamo far vincere Grillo.
-Mmm, son mica così convinto…
-Guarda, Pierluigi, in tutta franchezza quella che ho raccontato a te e Pierferdinando non è nemmeno la peggiore delle eventualità sul tavolo. Non possiamo fare finta di niente dopo queste amministrative. Il messaggio è stato chiarissimo: se ci mischiamo con Vendola e Di Pietro la spuntano loro.
-Ma infatti Pierluigi, questa è l’ultima chiamata. Facciamo le cose semplici, facciamo le cose concrete. Lasciate stare la sinistra che perde consensi con Grillo, lasciamo stare la destra che perde consensi con Grillo. Che io con Berlusconi non ho proprio intenzione di averci di nuovo a che fare. Certo che però “alla pari”…


Fine?

About J.Grass

Bambino prodigio: a 5 anni scrive già su Repubblica, il Messaggero, Topolino e qualsiasi cosa trovi a portata di pennarello, per la disperazione di sua madre che lo affida infine ad una scuola di suore. Solo anni dopo riuscirà a metabolizzare i traumi subiti: era l’unico bambino a non ricevere attenzioni “particolari”. A 8 anni fugge dall’Italia per darsi al giornalismo d’inchiesta: passa 18 mesi tra diverse Favelas brasiliane come uno dei tanti Meninos de Rua, scrivendo un reportage sulla loro condizione, prima di venire smascherato durante un provino per l’Inter. Scappa e riesce per un po’ a far perdere le sue tracce. Passa gli anni seguenti a contrabbandare sorprese della kinder ingerendo gli ovuli e  riuscendo così a superare i severissimi controlli doganali; fin quando non ha la pessima idea di mangiare tutto il cioccolato durante il volo, insospettendo l’equipaggio che avverte la polizia italiana. All’arrivo viene fermato e accusato di spaccio internazionale di Leo Venturas dipinti a mano, cavandosela con un paio di mesi di servizio sociale in una biblioteca. È qui che si avvicina agli scritti di Esopo e di Gianni Rodari, e a queste comuni passioni deve la sua grande amicizia con Roberto Fiore, finita bruscamente durante una manifestazione: “cosa ce ne facciamo di uno che non sa nemmeno usare un accendino e roteare una catena!?” Fiore la prenderà male e abbandonerà il gruppo, mentre il Nostro dopo aver tentato di infiltrarsi nella curva del Livorno verrà arrestato e poi condannato da una toga rossa. Esce nel 2009 per effetto dell’indulto.