Governo 5 stelle – Episodio I – “Una nuova speranza”

Leggi gli Episodi II, III, IV, V, VI Bersani sfogliava, entusiasta ma composto, gli exit poll ancora freschi di toner. «40,2% e con un’affluenza molto più alta del previsto. Abbiam […]

Leggi gli Episodi II, III, IV, V, VI

Bersani sfogliava, entusiasta ma composto, gli exit poll ancora freschi di toner.
«40,2% e con un’affluenza molto più alta del previsto. Abbiam fatto bene, son contento perché alla fine gli italiani hanno capito che presentandoci solo con IdV e SEL volevamo proporre un modello nuovo al Paese… Certo abbiamo perso il treno dei moderati, ma tanto moderati non erano se son tornati sotto la gonna di Berlusconi…»
«Eh no, Casini ha detto che entravano “alla pari” stavolta, che sta lì la differenza.»
«Hehehe, e io che ti ascolto anche, Dario…»

Solo un momento dopo si accorse della presenza di Enrico Letta davanti allo stipite, indeciso se entrare e tutt’altro che festante. Sapeva bene che quella sua faccia mogia da finto giovane precocemente invecchiato sul serio, non voleva dire nulla di buono.
«Pier, sono iniziati ad arrivare i dati veri, sembra che in Veneto non abbiamo vinto.»
«Come non abbiam vinto? Chi ha vinto allora? Berlusconi e Casini erano 5 punti dietro, la Lega 6…»
«E dietro sono rimasti. Hanno vinto i Cinque stelle.»
«…»
«E da Brescia, Bergamo e provincia di Milano è la stessa solfa. Noi comunque teniamo, tranquillo che la portiamo a casa.»

Nei minuti successivi affluirono dal Viminale i dati di tutte le regioni: dall’Abruzzo in su il movimento di Grillo era primo partito, tenendo botta persino nel profondo Sud.
E mentre la seconda proiezione sul Senato mostrava un pot-pourri che profumava d’ingovernabile, giunse la telefonata più dolorosa dagli uffici di Palazzo D’Accursio: l’affluenza era stata altissima, Bologna era caduta e con essa l’intera Emilia-Romagna.
Soltanto lo shock e il brusìo nell’ufficio di Merola gli impedirono di udire le urla che riecheggiavano in Piazza Maggiore.

«Sono MORTI! Abbiamo vinto noi, avete vinto VOI, i cittadini! Mi hanno appena chiamato dal circolo di Ferentillo… Non sapevo neanche dove cazzo fosse Ferentillo, me l’hanno dovuto dire loro. È in provincia di Terni. E su 1300 voti ne abbiamo preso 1000. MIIILLEE!
È qualcosa che non era mai accaduto nella Storia. Ci vediamo in Parlamento. Anzi, al Governo.»

Continua lunedì… 

About J.Grass

Bambino prodigio: a 5 anni scrive già su Repubblica, il Messaggero, Topolino e qualsiasi cosa trovi a portata di pennarello, per la disperazione di sua madre che lo affida infine ad una scuola di suore. Solo anni dopo riuscirà a metabolizzare i traumi subiti: era l’unico bambino a non ricevere attenzioni “particolari”. A 8 anni fugge dall’Italia per darsi al giornalismo d’inchiesta: passa 18 mesi tra diverse Favelas brasiliane come uno dei tanti Meninos de Rua, scrivendo un reportage sulla loro condizione, prima di venire smascherato durante un provino per l’Inter. Scappa e riesce per un po’ a far perdere le sue tracce. Passa gli anni seguenti a contrabbandare sorprese della kinder ingerendo gli ovuli e  riuscendo così a superare i severissimi controlli doganali; fin quando non ha la pessima idea di mangiare tutto il cioccolato durante il volo, insospettendo l’equipaggio che avverte la polizia italiana. All’arrivo viene fermato e accusato di spaccio internazionale di Leo Venturas dipinti a mano, cavandosela con un paio di mesi di servizio sociale in una biblioteca. È qui che si avvicina agli scritti di Esopo e di Gianni Rodari, e a queste comuni passioni deve la sua grande amicizia con Roberto Fiore, finita bruscamente durante una manifestazione: “cosa ce ne facciamo di uno che non sa nemmeno usare un accendino e roteare una catena!?” Fiore la prenderà male e abbandonerà il gruppo, mentre il Nostro dopo aver tentato di infiltrarsi nella curva del Livorno verrà arrestato e poi condannato da una toga rossa. Esce nel 2009 per effetto dell’indulto.