La riabilitazione della settimana: Muammar Muhammad Abu Minyar al-Gaddafi, noto in Italia come il Colonnello Gheddafi

La morte di Gheddafi lascia sgomenti. E non solo perché è avvenuta esattamente nel modo in cui l’esercito boliviano aveva previsto quella del Che. È più la coincidenza del fatto […]

La morte di Gheddafi lascia sgomenti. E non solo perché è avvenuta esattamente nel modo in cui l’esercito boliviano aveva previsto quella del Che. È più la coincidenza del fatto che Gheddafi si facesse chiamare Colonnello (cioè piccolo colon) e che la sua dipartita sia avvenuta di giovedì, che mette per una volta me e Spinoza sulla stessa linea. Ma l’articolo, per ora, l’ho fatto solo io. Primo!

No, sul serio: la morte di Gheddafi non poteva essere più intempestiva. Proprio adesso che Berlusconi stava per decidere una scusa per non decidere il Governatore della Banca d’Italia. Senza contare che proprio il Colonnello era uno dei candidati forti cui aveva pensato. (Sarà contento Topo Gigio, proposto dall’ala giovanile del Pdl, che già aveva intenzione di lasciare la sanità per dedicarsi all’economia pubblica, forse attirato da Brunetta, di cui ha equivocato il cognome).

Insomma: così si conclude la vicenda umana di un dittatore cui persino Berlusconi ha dovuto voltare le spalle, pur di non rimanere senza una goccia di petrolio quando la Francia avrebbe colonizzato la Libia. Si vede che Muammar non aveva mai corrotto nessuno per conto di Silvio.

A questo punto non resta che portare rispetto, noi tutti, e trarre esempio, il prossimo Governatore, da un uomo che ha fatto della macelleria, sociale e letterale, una bandiera, un uomo che, impermeabile alla realtà, si è dato per vittorioso a pochi giorni dalla morte. Un uomo, per farla breve, che aveva tutti i numeri per essere ammirato da Borghezio. Il quale, infatti, non si è sottratto. “Onore al templare di Allah”. Perché anche Borghezio è uno con una faccia sola, davanti e dietro. Uno che non indietreggia mai, quando si tratta di ammirare un pezzo di merda per le ragioni sbagliate. Come sapeva fare Gheddafi. Come noi tutti ancora non riusciamo.

About Vladimir Stepanovič Bakunin

Dopo una tranquilla infanzia a Dachau, in Baviera, Vladimir Stepanovič balza agli onori della cronaca quando viene accusato di essere il famigerato Mostro di Firenze. Il processo è interrotto dalla sua morte per infarto. Suo figlio, Stepan Vladimirovič, ne onora la memoria assumendone il nome e scrivendo satira incestuosa sul Bile, graffiti sui muri e poesie sulle belle donne.