La riabilitazione della settimana: Brigate Rosse

Benché i giudici siano stati paragonati in tempi recenti a cellule cancerose, benché siano stati definiti braccio armato dell’opposizione parlamentare, psicopatici, antropologicamente differenti, benché siano stati minacciati di morte e […]

Benché i giudici siano stati paragonati in tempi recenti a cellule cancerose, benché siano stati definiti braccio armato dell’opposizione parlamentare, psicopatici, antropologicamente differenti, benché siano stati minacciati di morte e spesso uccisi davvero per via dei processi cui hanno preso parte, è chi li paragona alle Brigate Rosse che è costretto a scusarsi e a fare un passo indietro. Noi non staremo inerti a guardare nuovamente un dramma già visto, in cui qualche capro espiatorio paga per tutti. Le Brigate Rosse hanno esaurito il loro compito storico, è giusto riconoscerlo e rendere loro onore.

So bene che ci si sarebbe potuto aspettare da noi del Bile che riabilitassimo Lassini e Di Capua, indagati per vilipendio alla magistratura. Preferiamo invece cagar loro in bocca il poco disprezzo che meritano da parte nostra, anche solo per aver pensato di potersela cavare, e un altro po’ ancora nel caso in cui Lassini, che formalmente non può  ritirare la propria candidatura, non dovesse dimettersi se davvero eletto.

È innegabile che nessuna persona o insieme di persone sia riuscito a unire i politici italiani come le Brigate Rosse. Con la mafia, per aggiornare il detto di un ex ministro della Repubblica, è giunto il momento di smettere di convivere e passare direttamente al matrimonio. I terroristi neri vengono assolti o, se proprio abbiamo le prove contro di loro, ignorati. Persino Cesare Battisti ha, lo abbiamo già visto, uno sparuto gruppo di sostenitori che, vergognosamente ignari di come soffia il vento, si ostinano a chiedere per lui un giusto processo. Solo le Brigate Rosse riescono ancora a scuotere i sistri delle nostre spine dorsali in una samba frenetica di timore, sdegno e metafore ardite.

Se il farsi martiri è simbolo di eroismo, allora chi sacrifica il proprio onore, la propria rispettabilità e la propria stessa libertà in nome di un ideale più alto, merita il nostro rispetto e la piena, totale riabilitazione nel tribunale dei cuori di ognuno di noi. Specialmente quando consideriamo quale sia il nobile scopo cui questo sacrificio mira: fare gli Italiani, come chiedeva D’Azeglio. Renderci, cioè, un popolo unico, una nazione unita da un comune sentire, da una identica indignazione morale nei confronti di un nemico tanto più odioso quanto più millanta di agire in nome del popolo, dei suoi interessi, e della sua libertà. E questo non per uno sterile piacere nel sentirsi tutti uguali, tutti fratelli d’Italia, no, ma in nome di qualcosa di più grande. Per esempio, la rinuncia ai nostri sentimenti di umanità pur di non farci scoprire deboli dal nemico, come ai tempi del compianto Aldo Moro (anche se lì il solito Craxi stava per rovinare tutto). Per esempio, la concessione di poteri speciali a una task-force antiterrorismo che rispondeva direttamente al Ministro degli Interni, il quale ha potuto decidere quali documenti perdere per sempre. Per esempio, la cessazione di numerose garanzie e libertà per gli imputati nei processi per terrorismo. È la democrazia, questa: non preferirete mica la lotta armata?

 

About Melissa P2

Ha un neo a forma di Pelé. Occasionalmente assume stupefacenti in nero. Altre volte dimentica di vestirsi.