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Grillo aveva tenuto a rassicurare subito quanti iniziavano a temere che i cittadini una volta eletti si fossero “dimenticati” di mettere mano ai privilegi della classe politica.
L’annuncio via youtube della portavoce del governo fu roboante:
«Via la diaria, via tutti i rimborsi non documentabili, via i trasporti gratis e tutti i contributi forfettari. Da oggi in Italia lo stipendio mensile di un parlamentare sarà di 1200 euro. Se ci deve campare una famiglia normale, dovrà farlo anche un parlamentare.»
Il consenso del governo salì sopra l’80%. Il sogno segreto degli italiani si stava realizzando. Ma le contestazioni non si fecero attendere, da destra e da sinistra fioccarono le accuse di populismo e di folle miopia, Maroni sostenne invece che la Lega Nord non era contraria al fatto che anche i parlamentari si trovassero a portare gli stessi fardelli dei cittadini comuni.
Vendola in aula dichiarò «La morigeratezza, sentiero nel quale la coscienza civica ci impone di muoverci in tempi come questi, non può essere confusa, spacciata, mistificata dando in pasto al popolo dei politici più poveri di loro. È giusto far sì che la politica non sia vista come un mezzo per trovare la ricchezza, ma è addirittura fondamentale impedire che da chi lavora venga schivata, vista come un lusso riservato a chi per ricchezze proprie non ha di queste preoccupazioni. Voi oggi state restituendo Roma ai Patrizi.».
O almeno questa ne è una sintesi, dato che l’intervento durò 42 minuti.
I parlamentari della maggioranza si sentivano fieri di essere riusciti a realizzare qualcosa che gli italiani bramavano da anni, ma appena il provvedimento entrò in vigore si ritrovarono a doverci fare i conti. Chi aveva affittato un appartamento lo abbandonò perdendo la caparra e si mise a cercare una stanza, trovandosi spesso ad avere a che fare con l’ostilità che il proprio ruolo ancora generava.
Di tutti gli altri invece, i più fortunati si sistemarono da qualche conoscente (cinque anni sono lunghi, ma qualcosa si sarebbero inventati…), chi lo fu di meno invece, come ad esempio una buona fetta di senatori, dunque con più di 40 anni e quasi sempre la famiglia al seguito, si trovò a dover rinunciare avendo anche il mutuo da pagare a casa.
Dopo questa fase che portò ad un certo ricambio a Palazzo Madama, i lavori ripresero spediti, fin quando non si dovette votare un ddl del centrosinistra sull’estensione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, rispetto al quale il MoVimento si ritrovò diviso. Per trovare un compromesso servirono una pioggia di emendamenti da destra a sinistra e una serie di mediazioni che portarono alla formula definitiva, secondo cui era richiesto che i genitori risiedessero in Italia da almeno 10 anni, avessero passato un test sulla conoscenza della Costituzione, non frequentassero moschee e possedessero elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+.
Il MoVimento sentiva di aver brillantemente superato anche questo ostacolo, ed era ora atteso alla prova internazionale.



Geniale il video del calcetto