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Non essendo atteso un risultato del genere, non si era pensato a creare un direttivo del MoVimento.
Beh, volendo qualcuno ci aveva anche pensato, ma questa è un’altra storia…
Bisognava comunque presentarsi con una sola voce al Presidente della Repubblica, la cui elezione per fortuna continuava a slittare visto il mancato successo della candidatura di Santoro.
Data l’impazienza di iniziare a lavorare per i cittadini, gli eletti del MoVimento si riunirono in un conclave virtuale in cui gli interventi su TeamSpeak si protrassero per tutta la notte, finché il mattino seguente la squadra di Governo fu pronta.
Pochi giorni dopo ci fu il giuramento e un emozionato Dario Fo, eletto al diciottesimo scrutinio, diede l’incarico a Sonia, commercialista di 42 anni di Macerata che si limitò a dichiarare:
«Nel pieno spirito della Costituzione sarò solo un primus inter pares rispetto ai ministri del mio governo. Chiedo solo del tempo per lavorare, perché le riforme che i cittadini attendono da anni stanno per arrivare.»
Ma anche le prime polemiche impiegarono solo un paio d’ore ad arrivare, quando partì il tam tam su Twitter dove si mostravano le prove che la neo Presidentessa del Consiglio, la prima della storia italiana, avesse curato nel 2002 la dichiarazione dei redditi di tale Mariano Gerbi, architetto membro del CdA della Gerbi Pastifici, il cui 18% era in possesso di una società farmaceutica molto chiacchierata per dei presunti esperimenti sugli animali effettuati sull’altra sponda dell’Adriatico.
La signora Sonia, sostenuta dai suoi ministri, si difese nonostante il rischio di iniziare la legislatura col piede sbagliato, ma quando vennero diffusi dei video che la mostravano giovane ventitreenne sempre in prima fila con tanto di bandierina ai primi comizi di Forza Italia, capitolò abbandonando anche il suo seggio al Senato.
Al suo posto fu nominato Renzo, 45 anni, laureato in Scienze Politiche ed ex imprenditore nel campo dell’agricoltura biologica, attività cessata dopo essere finito nella morsa di Equitalia. Il Governo poteva partire.
Durante i primi 3 mesi videro la luce diversi provvedimenti, tra cui la legge “Parlamento pulito”, che impediva tra le altre cose l’elezione dei condannati in via definitiva, e quella che vietava il cumulo di cariche. Fu inoltre ristatalizzata la dorsale telefonica, così ristabilire una vera concorrenza nel settore delle telecomunicazioni.
Seguì l’introduzione di una più completa forma di class action e tutta una serie di disposizioni sulla certificazione energetica degli edifici e la riduzione dei consumi, che combinate ad interventi sul microcredito e agevolazioni e finanziamenti sulle ristrutturazioni miravano al risparmio energetico e insieme a ridare slancio all’edilizia senza necessità di cosiddette Grandi Opere.
Tutte riforme positive che aumentarono il gradimento dell’esecutivo, ma non ancora quello per cui i cittadini fremevano.




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