The Number 18

Gianni Letta sbuffò, e dato che bussare due volte non era stato sufficiente, si decise ad entrare comunque; «Silvio, è tutto a posto?» chiese timidamente. La stanza era insolitamente buia,...

Gianni Letta sbuffò, e dato che bussare due volte non era stato sufficiente, si decise ad entrare comunque; «Silvio, è tutto a posto?» chiese timidamente.
La stanza era insolitamente buia, l’unica luce era quella di un abat-jour, ma Gianni fu in qualche modo sollevato notando che il “lettone di Putin” era vuoto: Silvio doveva essere in piedi e non c’erano segni di ospiti “sconvenienti”. Poi si sentì chiamare.
«Gianni sei tu?» la voce era impastata «vieni, devo farti vedere una cosa».
Gianni girò attorno al letto e lo trovò oltre la tenda vicino al comodino, che scarabocchiava qualcosa sul muro.
«Che ti è successo? È da ieri a pranzo che non esci dalla stanza e rispondi a poco più che monosillabi al telefono. La tua guardia del corpo mi ha riferito che stavi bene, ma che non ti ha fatto troppe domande immaginando che, beh, avessi compagnia»
«No, nessuna compagnia stanotte, ho avuto altro a cui pensare. Sono molto preoccupato.»
«Per l’appunto, la situazione nel nord Africa sta degenerando e per non allarmare i cittadini abbiamo dato notizia che ieri sera c’è stata una riunione informale per discutere delle prossime iniziative parlamentari. Mi è sembrata la cosa migliore. Ho detto anche a un senatore di spargere la voce alla buvette che hai parlato per un’ora al telefono con Medvedev. Se anche dovessero verificare potremmo facilmente smentire la dichiarazione e trovare una soluzione migliore. Ma dimmi cosa stai scrivendo su quei fogli e sul muro»
«Tutto è iniziato 2 giorni fa: eravamo rimasti solo io, la mulatta statuaria di cui ti avevo parlato e una biondina coi riccioli che era affascinata da Erasmo da Rotterdam. Io avevo puntato la tipa abbronzata ma quella non ha ceduto nemmeno davanti al cd di Apicella con sorpresa; ha detto che doveva andar via. Così rimango solo con riccioli d’oro, lei mi dice che ha 18 anni da pochi minuti e mi mostra la carta d’identità, per farmi stare tranquillo dice. Allora le regalo un gioiello disegnato da me, come dono per il suo compleanno»
«Sei uno squisito padrone di casa»
«Sì ma ascolta, questa inizia a parlare di numeri e di come 18 sia un numero importante. E credimi, lo so meglio di lei. Le dico che è una linea immaginaria che serve solo per i mediocri. Si può essere più in gamba a 16 anni di quanto non lo sarà mai uno studente barbuto di 25 che si fa abbindolare dalla sinistra, però  lei mi sembra una ragazza studiosa e con la testa sulle spalle»
«Non ho motivo di dubitarne»
«Nemmeno io. E invece no, mi dice che ha lasciato la scuola e ora fa la speleologa, per questo ha sempre le ginocchia sbucciate. E per questo sa tenere una grossa torcia tra i denti, sai per quando ti addentri in una grotta…»
«Te lo dico da amico, a questa non crederebbe nemmeno Ruini»
«Va bene, diciamo che è una ragazza di buon cuore, e mi dice che il 18 è un numero che ha segnato la sua vita e lo ritrova ovunque vada: è nata il 3 marzo ’93: 3+3+9+3=18, ma anche 3x3x93=837, e 8+3+7=18, e il giorno del suo diciottesimo compleanno era qui con me, che sono nato nel ’36 cioè 18×2, e 36 si può anche vedere come 3×6, ancora 18. Così mi dice che forse vale lo stesso anche per me. Faccio il signore e sorvolo sui particolari piccanti, la mattina al mio risveglio trovo solo un biglietto: “TVB Papi! ps: Fai attenzione a kuel numero” così mi sono tornati alla mente tutti i discorsi che avevo rimosso al momento di deviare il sangue dal cervello verso postazioni di maggiore utilità, e inizio a scrivere su quello stesso foglio. Ad ogni lettera un numero: T+V+B=40, TxVxB= 720, che diviso per 40 fa 18. Tutto torna, tutto sembra collegato, non riesco a fermarmi e finito il foglio faccio conti sul muro, chiamo per farmi portare un paio di quaderni e mi soffermo sul telefono: Gianni lo sai quanto fanno le cifre del tastierino moltiplicate tra loro?»
«Un multiplo di 18?»
«No, zero! C’è anche lo zero… Questa me l’ha insegnata Gerry Scotti e funziona sempre.»
«Ok, ma sono tutti giochi da bam… da ragazz…ette che vogliono scherzare con le amiche»
«Tu credi? Quando è iniziato tutto questo, Gianni? Queste intrusioni nella mia vita privata? È stata la lettera di Veronica a Repubblica, guarda qui sul muro: 31 gennaio 2007: 31x1x2007 fa 62217, che sommando le cifre fa 18!»
«È ovviamente una casualità»
«Noemi Letizia faceva 18 anni, ed era di Portici: CAP 80055, la somma fa ancora 18»
«Chissà in quanti casi si trovano coincidenze simili, Silvio dai trova il modo di distrarti…»
«Non capisci: funziona con qualsiasi cosa, il 18 è il numero della mia rovina! Te lo dimostro subito: Quali sono le uniche due elezioni che ho perso? Quelle contro quel fantoccio di Prodi: il 21 aprile ’96: 21x4x96=8064, e 8+6+4 fa 18. La seconda volta il 9 e 10 aprile del 2006: 9x10x4x2006=722160, la cui somma fa ancora una volta 18!»
«…»
«La nostra costituzione filosovietica sai quando è stata promulgata? Il 27/12. E 27×12 fa 324, cioè 18 al quadrato. E i comunisti, la rivoluzione d’ottobre… era il 7 novembre 1917. 7+11 fa 18, e anche 1+9+1+7, ancora 18! Tutto su ispirazione di Marx, nato nel 1818: 18 e 18, e 1+8+1+8 che fa ancora, incredibilmente, 18!»
Letta travolto da tanta furia sprofondò, senza parole, sul divanetto. Stretto tra il pensiero dell’amico ossessionato da numeri senza la valuta davanti, e un altro, strisciante, che qualcosa di vero ci fosse. Riuscì solo a supplicarlo di fare una bella doccia calda, ma era lui ora quello più bisognoso di riprendersi. Prese a guardare le cifre segnate freneticamente su qualunque superficie e si sorprese a rifare i conti, ogni volta un po’ meno stupito e un po’ più convinto e spaventato.
Silvio uscì dalla doccia «Gianni, ricordi il numero della “bestia”?»
«Sì, l’Apocalisse di Giovanni… sei sei se… o mio Dio, 6+6+6… diciotto.» e si voltò pallido e col dotto lacrimale che stava per cedere, verso l’amico
«Gianni ma di che parli? Tu frequenti troppo il Vaticano, mi preoccupi. Era 329… 328? La bestia, sai la morosita con le treccine e quelle cosce a tenaglia che…  No, eh? Mah, allora chiederò a Lele.»

About J.Grass

Bambino prodigio: a 5 anni scrive già su Repubblica, il Messaggero, Topolino e qualsiasi cosa trovi a portata di pennarello, per la disperazione di sua madre che lo affida infine ad una scuola di suore. Solo anni dopo riuscirà a metabolizzare i traumi subiti: era l’unico bambino a non ricevere attenzioni “particolari”. A 8 anni fugge dall’Italia per darsi al giornalismo d’inchiesta: passa 18 mesi tra diverse Favelas brasiliane come uno dei tanti Meninos de Rua, scrivendo un reportage sulla loro condizione, prima di venire smascherato durante un provino per l’Inter. Scappa e riesce per un po’ a far perdere le sue tracce. Passa gli anni seguenti a contrabbandare sorprese della kinder ingerendo gli ovuli e  riuscendo così a superare i severissimi controlli doganali; fin quando non ha la pessima idea di mangiare tutto il cioccolato durante il volo, insospettendo l’equipaggio che avverte la polizia italiana. All’arrivo viene fermato e accusato di spaccio internazionale di Leo Venturas dipinti a mano, cavandosela con un paio di mesi di servizio sociale in una biblioteca. È qui che si avvicina agli scritti di Esopo e di Gianni Rodari, e a queste comuni passioni deve la sua grande amicizia con Roberto Fiore, finita bruscamente durante una manifestazione: “cosa ce ne facciamo di uno che non sa nemmeno usare un accendino e roteare una catena!?” Fiore la prenderà male e abbandonerà il gruppo, mentre il Nostro dopo aver tentato di infiltrarsi nella curva del Livorno verrà arrestato e poi condannato da una toga rossa. Esce nel 2009 per effetto dell’indulto.