Sono ormai 3 mesi che esco con Giorgia, una mia collega di lavoro.
La nostra non può ancora definirsi una relazione: siamo in quella fase imbarazzante nella quale cerchi di trovare un nome alle cose e ti sembra di scopare con Bartezzaghi.
È lo stesso per gli spazi. Mi ritrovo ad aggirarmi per casa sua come un equilibrista sul monociclo a un’esposizione di Swarovsky. Per non parlare della notevole inibizione nell’utilizzo del bagno.
Sono comunque disposto a passare sopra a tutto questo perché lei ha posto fine a un’astinenza che durava da ormai 6 mesi. Ok, due volte a settimana non è granché, ma tornare a guardare il calcio su Sky dopo esser rimasti senza digitale terrestre, e con una misera connessione tramite cellulare, aiuta a non sentirsi più un mezzo uomo.
Un sabato qualsiasi, dopo aver pranzato insieme, lei mi guarda, sorride e dice «Vado in camera a cambiarmi». Tu sei lì, inebetito al pensiero che voglia farti una sorpresa, presentandosi da un momento all’altro con un completino intimo, strusciandosi sulla porta in un misto tra la Gerini di “Viaggi di nozze” e una lapdancer che si esibisce sullo stipite. Le tue pupille sono prossime a compiere la loro capriola all’indietro quando senti chiedere «Come sto?» e te la trovi di spalle, vestita in pantaloncini e maglietta che ti sembrano del Napoli, ma non puoi indagare perché, in parte per effetto dello slancio maturato, le tue pupille si trovano ora adese alla curva tra le sue natiche. Poi lei si gira, il mio cervello esce dallo screensever callipigio, e mi rendo conto che è una specie di maglia della nazionale, ma qualcosa non quadra.
Giorgia mi viene incontro
«Giochiamo con l’Irlanda!»
«Davvero? A quest’ora? Chi ha convocato?»
poi si ferma
«Vabeh, ora mi chiedi troppo. Saranno i soliti: Parisse, quello con la barba lunga, poi vabeh Mauro e Mirco» ma in realtà dice qualcosa tipo MauroeMihhiihhirco con un sospiro tale da farti temere uno shock anafilattico e maledire te stesso perché centotrentanove episodi di MacGyver non ti hanno insegnato a portar sempre con te un coltellino svizzero e una cannuccia da succo di frutta.
Per fortuna lei sta bene e ora fa le fusa davanti alla tv, dove c’è la presentazione della partita. È il 6 nazioni di Rugby: Italia-Irlanda, e nella clip compare la foto di Mirco Bergamasco. Seminudo. Sembra uscito da un dietro le quinte di Arturo Brachetti che si esibisce passando da un cosplay di Kenshiro ad uno di Goku. Solo che a Mirco non occorre la gommapiuma.
Giorgia non fa che ripetere «È uno sport bestiale giocato da gentiluomini, il calcio invece è uno sport da gentiluomini giocato da bestie. Gné gné». Ecco, quegli «Gné gné» sono il prezzo che ho dato al sesso che verrà dopo. Ma ho giurato che alla sua prossima interpretazione sbagliata, poi corretta sentendo il telecronista, poi rivelatasi giusta sentendo il commentatore tecnico correggere il telecronista, beh, sarei diventato un po’ meno paziente.
La partita alla fine non è male, l’Italia va subito 3-0 e lei festeggia come fosse un 3-0 calcistico al 44′, escludendo Milan-Liverpool e Inter-Roma di supercoppa. L’Irlanda pareggia, poi Mirco sbaglia (mugolìo discendente) ma al 40′ segna il piazzato del nuovo vantaggio (mugolìo ascendente con nebulizzazione di feromoni) e il primo tempo finisce. Penso che sono 5 minuti meno di quello che temessi, mentre lei scatta in piedi e seguendo la clip sulla Nuova Zelanda, imita goffamente la Haka.
La gara riprende e l’Irlanda passa avanti e controlla, ma al 35′ l’Italia va in meta e sorpassa 11-10, però Mirco Bergamasco non trova i 2 punti della trasformazione. Lei è comunque entusiasta, senonché 3 minuti dopo l’Irlanda torna avanti 13-11 e la partita finisce. Mi faccio due conti e quei 2 punti mancati avrebbero portato al pareggio. Sono pronto a vendicare tutti gli «Gné gné» subiti facendole notare che hanno perso per colpa di Mirco, ma il suo sguardo dice tutto: sono giù, dammi una mano e ti potrai prendere un braccio, o permutare con altre parti del corpo.
Così siamo a letto, le sfilo l’intimo azzurro savoia e stando sopra di lei, che ha ancora il tricolore disegnato sulle guance e sulle palpebre, potrei ricordare a qualche patito della battuta scontata, Berlusconi che violenta l’Italia; ma qua non c’è alcuna violenza, né alcuna orgia con “undicenni nemmeno troppo intelligenti”. Mentre ragiono su questo mi distraggo quel tanto di troppo da non riconoscere in quella apparentemente maliziosa grattata sul fianco, il gesto che immediatamente precede la gomitata alta nell’Haka. Vengo raggiunto dalle sue nocche sullo zigomo e cado di lato. Lei si affretta a scusarsi «È stato un riflesso per l’eccitazione» ma intanto quello costretto a star fuori per venti minuti sono io.
Una settimana dopo, cioé due giorni fa, sono di nuovo a pranzo da Giorgia. Subito dopo si gioca con l’Inghilterra, «Stavolta vinciamo!» dice lei sicura «Lo dicono tutti, per la prima volta li possiamo battere, poi hai visto ce l’avevamo quasi fatta…». Dopo mezzora la situazione è già delineata verso una sonora lezione e decido di chiederle «Che facciamo stasera? C’è un localino Thailandese molto carino…» ma Giorgia mi squadra severa «No, dico, ti sei scordato che giorno è domani?!?».
Ho appena il tempo di elaborare: il 10 febbraio è passato… ommioddìo k!fwtf@^3&%!! Dev’essere San Valentino! Non c’ero più abituato. Mi sforzo di evitare ogni microespressione facciale e, tenendo bassi battito e sudorazione, accenno un sorriso da «so benissimo che giorno è, cosa credevi?» e intanto elaboro una strategia che mi porti, a partire da una scusa credibile, ad avere un paio d’ore in cui fiondarmi a comprarle un regalo. Un pupazzo non sarebbe male, anche se in questo periodo diventano così costosi che con quei soldi potrei affrancare una mezza dozzina di bambini intenti a cucirci sopra il logo che testimonia l’uso esclusivo di manodopera adulta; ma forse in questo caso il termine “testimonia” non è corretto, dato che non siamo su Kalispèra.
Le mie elucubrazioni si rivelano del tutto sbagliate: L’indomani, cioè ieri, era 13. Giorgia si stava preparando per andare con due amiche alla manifestazione di Roma, «Se non ora quando?» fa lei «È ora che noi donne ci mobilitiamo, finalmente. Tutte insieme, da quelle che fanno il loro dovere senza venire gratificate, a quelle che vengono sfruttate, fino a quelle stesse che dal proprio sfruttamento si avvantaggiano» poi, notando il mio sopracciglio alzato «Sì, perché questa battaglia riguarda tutte le donne. Il vento si sta alzando e dobbiamo dire basta a questa società che rilancia, specie in tv, una figura della donna-oggetto stereotipata» e facendomi l’occhiolino mi rincuora «Dai, usciamo domani sera, e ricordati che lunedì è San Valentino!».
E lì sì, mi dico, che ogni lotta contro gli stereotipi femminili vedrà il suo culmine.






Mi hai distrutto il genere femminile in poche righe.
Grazie!
In una paginetta scarsa di word, devastati contro ogni possibilità di recupero entro la conta dall’arbitro sia l’insana passione italico/femminile per il rugby, che quella manifestazione del cazzo.
J.Grass, signori!
la cosa fondamentale è che Bergamasco ci ha fatto perdere. non vorrei che passasse in secondo piano. hanno sconsacrato la mia casa dopo il drop di quell’irlandese.